Gent.mo Sig. Longo,
nel formulare questa mia riflessione mi asterrò volutamente dall'usare lo stesso tono delle sue cortesi precisazioni, perchè ne usciremmo entrambi, sia pure per motivi diversi, sconfitti.Preliminarmente debbo però invitarLa a volersi astenere dal dare giudizi morali sulle persone che non conosce, su di me e, a maggior ragione, sul Sig. Murgo.Dico questo perchè non è possibile neppure concederLe l'attenuante del non aver letto ciò su cui si era improvvidamente avventurato, stante che è Ella stessa a riportare correttamente il mio pensiero.Nel suo esclusivo interesse, La invito pertanto ad evitare di piegare a Sua misura le argomentazioni altrui.
Ribadisco, senza timore di smentita (basta saper leggere) che “in quella sede (consiglio comunale – venerdì pomeriggio), non si è discusso del merito degli emendamenti ma soltanto della loro legittimità e della possibilità di poterli ripresentare all'interno del consiglio comunale, dopo il parere negativo dell'intera commissione”.
Rimarcare ciò che è noto non è indice di intelligenza ma di insicurezza.
Che mancasse poi anche il parere tecnico formale su ogni emendamento, invece, è stato lo stesso segretaio comunale ad affermarlo, tanto da giustificare la richiesta di rinvio formulata dal consigliere Sig. Murgo.
Se Lei era in quel momento altrove sono fatti Suoi ma non può distorcere la verità a Suo piacimento.
Per quanto mi riguarda, non ho mai detto che gli altri gruppi non avessero presentato altri emendamenti e, stante il tenore letterale della Sua, devo supporre che si sia trattato di un refuso.
Dico solo che il PD ed il consigliere Murgo hanno presentato, la prima volta, sedici emendamenti che non hanno trovato spazio, in termini di discussione e nel merito su ognuno degli stessi, all'interno del consiglio comunale, per l'ostruzione di alcuni consiglieri di maggioranza (tra cui Lei), che forse pensavano di essere altro.
Seguiva il rinvio della seduta.
Il limite del Suo ragionamento, se posso permettermi questa licenza che non vuole essere morale, è rappresentato da un peccato originale (invero latente in ognuno di noi) che si chiama presunzione.
Nessuno, ed in particolare nessuno di Voi consiglieri di maggioranza, può ritenere utile o inutile, ammissibile o inammissibile, un emendamento proposto da un consigliere, specie se di minoranza. Non ne avete la competenza (nel senso che non è dato decidere a nessuno di Voi singolarmente). E' il consiglio comunale, nella auspicata dialettica maggioranza–opposizione, ad avere l'unica parola in merito.
Questo non è stato fatto e questo era ciò che si voleva stigmatizzare.
Avete avuto certamente le Vostre buone ragioni.
Noi ci siamo limitati ad esprimere le nostre (che, senza dubbio alcuno, non vanno nella stessa direzione).
Se dire queste cose fa di me un avversario a prescindere, ne porterò il vanto.
Con dignità e onore.

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