
Licata, il sindaco deve dimorare fuori paese e lui amministra la città dalla villa al mare
Il sindaco di Licata, Angelo Graci, ha il divieto di soggiorno in città dopo aver passato qualche giorno agli arresti domiciliari per una brutta storia di tangenti. Ma il primo cittadino continua ad amministrare il suo Comune e lo fa dalla villa al mare fuori dai confini municipali. Nel centro di Licata, intanto, una tv locale organizza manifestazioni contro il sindaco esiliato
di Alessandra Ziniti
Angelo Graci - LICATA (AGRIGENTO) - Le carte gliele portano nella villetta che ha preso in affitto a San Leone. Anche la giunta, quella "ter" che ha nominato all´antivigilia di Capodanno, quando la bufera era già in corso, si riunisce una volta la settimana a casa sua. E per le conferenze stampa improvvisate - che ora i suoi avvocati gli hanno consigliato di evitare - c´è il Bar Albatros sul lungomare. Da due mesi e mezzo, ormai, il sindaco di Licata amministra a distanza. Lui, Angelo Graci, è nella casa al mare o impegnato negli appuntamenti fuori città, mentre il neo-vicesindaco Marina Barbera sbriga gli affari quotidiani e riceve cittadini e interlocutori nelle stanze del comune a piazza Progresso.Sì perché, a Licata, il sindaco non può mettere piede dai primi di dicembre quando, dopo qualche giorno agli arresti domiciliari per una brutta storia di tangenti che Graci avrebbe incassato per la festa del patrono Sant'Angelo, i giudici hanno deciso di rimetterlo in libertà ma gli hanno imposto il divieto di soggiorno in città. E il prefetto Umberto Postiglione, che lo aveva sospeso al momento dell´arresto, ha dovuto reintegrarlo nell´incarico, così come prevede la legge. Poco importa il paradosso di una città amministrata da un sindaco "esiliato". Che, nonostante il rigetto del suo ricorso da parte del tribunale della libertà, non ha alcuna intenzione di farsi da parte.I legali di Angelo Graci hanno presentato ricorso in Cassazione ma i tempi saranno inevitabilmente lunghi. Nelle more, Graci ha messo su un´altra giunta, composta in buona parte di tecnici e quasi tutti "stranieri". E amministra così, forte di una prima rivincita che ha già assaporato quando, in consiglio comunale, la mozione di sfiducia nei suoi confronti non è passata e, alla fine, a dimettersi è stata la maggior parte dei consiglieri e degli assessori. Con il risultato paradossale che il commissario che la Regione ha mandato a Licata non sostituisce il sindaco ma il consiglio. E, come prevede la legge, si potrebbe andare avanti così per altri tre anni.
«Non mi dimetto perché voglio dimostrare la mia onestà e la mia trasparenza, anche se la magistratura è lenta. Con questa giunta, anche se sono ad Agrigento, posso lavorare tranquillamente». Dopo aver parlato a lungo, adesso Angelo Graci preferisce tenere la bocca chiusa con i giornalisti. Parla invece il vicesindaco Marina Barbera. «Qui l´atmosfera è molto tesa, la cittadinanza è stanca ma noi lavoriamo per ricostruire un rapporto di fiducia. Noi siamo qui tutti i giorni e credo che i cittadini se ne stiano accorgendo. Fino a quando andremo avanti così? Francamente non lo so, l´intenzione del sindaco è quella di arrivare fino a fine mandato, nel 2013. Noi non siamo dei politici, una delle parole d´ordine di questa giunta è il divieto di sfruttare questa esperienza a fini elettorali. Nessuno di noi si ripresenterà. Abbiamo priorità e appuntamenti importanti da affrontare, a cominciare da bilancio del Comune, ma è difficile, siamo persino oggetto di attacchi mediatici continui ormai finiti persino nel gossip». Sesso a pagamento. Eccolo il gossip che da giorni infiamma Licata dopo che una retata di prostitute romene minorenni ha portato alla luce un giro di incontri hard ai quali avrebbero partecipato anche un parente del sindaco Graci e un assessore. Notizie diffuse, ordinanza di custodia cautelare alla mano, dall´emittente televisiva Tv Alfa in prima linea nella battaglia per la "cacciata" del sindaco condotta personalmente dal vulcanico editore dell´emittente Luigi Cucchiara che, scendendo quotidianamente in strada con il suo tg, si è messo alla testa di un movimento al grido "se ne devono andare tutti". Forti del fatto che una prima manifestazione organizzata dai partiti, da molte sigle sindacali e associazioni a sostegno del sindaco, ha radunato in piazza solo qualche decina di persone, Tv Alfa ha rilanciato con una marcia di San Valentino, "per amore di Licata". Il nubifragio di domenica, però, ha rovinato tutto anche se, in piazza Gondar, sotto casa di Graci, con fischietti e cartelloni in mano, si sono ritrovati gli irriducibili e la manifestazione è stata rinviata a data da destinarsi.
Il sindaco di Licata, Angelo Graci, ha il divieto di soggiorno in città dopo aver passato qualche giorno agli arresti domiciliari per una brutta storia di tangenti. Ma il primo cittadino continua ad amministrare il suo Comune e lo fa dalla villa al mare fuori dai confini municipali. Nel centro di Licata, intanto, una tv locale organizza manifestazioni contro il sindaco esiliato
di Alessandra Ziniti
Angelo Graci - LICATA (AGRIGENTO) - Le carte gliele portano nella villetta che ha preso in affitto a San Leone. Anche la giunta, quella "ter" che ha nominato all´antivigilia di Capodanno, quando la bufera era già in corso, si riunisce una volta la settimana a casa sua. E per le conferenze stampa improvvisate - che ora i suoi avvocati gli hanno consigliato di evitare - c´è il Bar Albatros sul lungomare. Da due mesi e mezzo, ormai, il sindaco di Licata amministra a distanza. Lui, Angelo Graci, è nella casa al mare o impegnato negli appuntamenti fuori città, mentre il neo-vicesindaco Marina Barbera sbriga gli affari quotidiani e riceve cittadini e interlocutori nelle stanze del comune a piazza Progresso.Sì perché, a Licata, il sindaco non può mettere piede dai primi di dicembre quando, dopo qualche giorno agli arresti domiciliari per una brutta storia di tangenti che Graci avrebbe incassato per la festa del patrono Sant'Angelo, i giudici hanno deciso di rimetterlo in libertà ma gli hanno imposto il divieto di soggiorno in città. E il prefetto Umberto Postiglione, che lo aveva sospeso al momento dell´arresto, ha dovuto reintegrarlo nell´incarico, così come prevede la legge. Poco importa il paradosso di una città amministrata da un sindaco "esiliato". Che, nonostante il rigetto del suo ricorso da parte del tribunale della libertà, non ha alcuna intenzione di farsi da parte.I legali di Angelo Graci hanno presentato ricorso in Cassazione ma i tempi saranno inevitabilmente lunghi. Nelle more, Graci ha messo su un´altra giunta, composta in buona parte di tecnici e quasi tutti "stranieri". E amministra così, forte di una prima rivincita che ha già assaporato quando, in consiglio comunale, la mozione di sfiducia nei suoi confronti non è passata e, alla fine, a dimettersi è stata la maggior parte dei consiglieri e degli assessori. Con il risultato paradossale che il commissario che la Regione ha mandato a Licata non sostituisce il sindaco ma il consiglio. E, come prevede la legge, si potrebbe andare avanti così per altri tre anni.
«Non mi dimetto perché voglio dimostrare la mia onestà e la mia trasparenza, anche se la magistratura è lenta. Con questa giunta, anche se sono ad Agrigento, posso lavorare tranquillamente». Dopo aver parlato a lungo, adesso Angelo Graci preferisce tenere la bocca chiusa con i giornalisti. Parla invece il vicesindaco Marina Barbera. «Qui l´atmosfera è molto tesa, la cittadinanza è stanca ma noi lavoriamo per ricostruire un rapporto di fiducia. Noi siamo qui tutti i giorni e credo che i cittadini se ne stiano accorgendo. Fino a quando andremo avanti così? Francamente non lo so, l´intenzione del sindaco è quella di arrivare fino a fine mandato, nel 2013. Noi non siamo dei politici, una delle parole d´ordine di questa giunta è il divieto di sfruttare questa esperienza a fini elettorali. Nessuno di noi si ripresenterà. Abbiamo priorità e appuntamenti importanti da affrontare, a cominciare da bilancio del Comune, ma è difficile, siamo persino oggetto di attacchi mediatici continui ormai finiti persino nel gossip». Sesso a pagamento. Eccolo il gossip che da giorni infiamma Licata dopo che una retata di prostitute romene minorenni ha portato alla luce un giro di incontri hard ai quali avrebbero partecipato anche un parente del sindaco Graci e un assessore. Notizie diffuse, ordinanza di custodia cautelare alla mano, dall´emittente televisiva Tv Alfa in prima linea nella battaglia per la "cacciata" del sindaco condotta personalmente dal vulcanico editore dell´emittente Luigi Cucchiara che, scendendo quotidianamente in strada con il suo tg, si è messo alla testa di un movimento al grido "se ne devono andare tutti". Forti del fatto che una prima manifestazione organizzata dai partiti, da molte sigle sindacali e associazioni a sostegno del sindaco, ha radunato in piazza solo qualche decina di persone, Tv Alfa ha rilanciato con una marcia di San Valentino, "per amore di Licata". Il nubifragio di domenica, però, ha rovinato tutto anche se, in piazza Gondar, sotto casa di Graci, con fischietti e cartelloni in mano, si sono ritrovati gli irriducibili e la manifestazione è stata rinviata a data da destinarsi.

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